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PORTO TORRES: PICCOLI MARCHIONNE CRESCONO!

L'ennesimo accordo a ribasso in una lotta di classe condotta solo dai padroni. A quando un sindacato di lotta?

In un contesto di crisi profonda, quale quello che stiamo vivendo, si fa sempre più attuale la guerra tra capitale e lavoro; una guerra che vede attualmente in Italia il primo in vantaggio sul secondo per il solo fatto che a sinistra manca una forza politica reale che possa contrapporsi in maniera decisa e alternativa alle politiche governative ed europee di austerity per i lavoratori e di aiuti sostanziosi a banche e grosse imprese.

LA LOTTA DI POMIGLIANO SCRITTA DAGLI OPERAI

Presentazione del libro “Pomigliano non si piega” venerdi 29 aprile alle 18 a Sassari all’ex questura occupata.

Da quel fatidico 22 giugno dello scorso anno, quando gli operai di Pomigliano espressero nel referendum sul ricatto imposto da Marchionne una opposizione che spazzò i sogni plebiscitari del manager col maglioncino, della Fiat hanno parlato e scritto tutti: economisti, politici, giornalisti, dirigenti sindacali, filosofi uomini di spettacolo. Ora parlano loro, i protagonisti. Il libro “Pomigliano non si piega. Storia di una lotta operaia raccontata dai lavoratori” non è solo un libro “sugli” operai e “per” gli operai, ma è soprattutto un libro “degli” operai.

SOTTOSCRIVI L'APPELLO IN SOSTEGNO DELLE MOBILITAZIONI DELLA FIOM

Dopo Pomigliano anche Mirafiori non si piega. Per lo sciopero generale e l'unità dei movimenti.

Hanno poco da festeggiare Marchionne e il padronato dopo l'esito del referendum a Mirafiori. Volevano il plebiscito ma hanno ricevuto un rifiuto maggioritario degli operai, gli unici che di quell’accordo pagheranno le conseguenze. Il referendum passa solo per il voto degli impiegati e dei capi, che non vengono toccati dai disumani aumenti dei carichi di lavoro. Nonostante le pressioni e le minacce hanno ottenuto una vittoria di Pirro come a Pomigliano.

I LOSCHI PROPOSITI DI EMMA MARCEGAGLIA

Dopo il rifiuto di sostituire Scajola, l’indicazione di Tremonti, Federmeccanica e la “riforma” di Confindustria.

«Nelle prossime settimane occorre verificare se questo governo e’ in grado di andare avanti e fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte. Un nuovo premier deve avere la maggioranza parlamentare ed essere indicato, e io sono d’accordo, dagli elettori. Se ci saranno le condizioni perché Tremonti abbia queste caratteristiche, perché  no?»

LA SINISTRA DOPO MIRAFIORI, SECONDA PARTE

L’accordo capestro, l’arroganza dei padroni, la sudditanza del Pd, le ambiguità Cgil, le nostre rivendicazioni.

Dopo il si all’accordo “consigliato” da Walter Veltroni, ecco che spunta il senatore Pietro Ichino, sempre del Pd, a dire che quanto imposto da Marchionne deve passare. «Prevedo - spiega sulle pagine de L'Espresso- che andrà come è andata a Pomigliano. Se invece vincesse il 'no', l'effetto più dannoso non sarebbe il taglio certo al programma 'Fabbrica Italia': sarebbe il messaggio di chiusura che verrebbe lanciato dall'Italia a tutte le grandi multinazionali».

DA MIRAFIORI “UNITÀ STUDENTI LAVORATORI”

Un messaggio al mondo della scuola e dell’università, un esempio da seguire nella provincia di Sassari.

Mentre la Cgil continua a tergiversare sulla proposta dello sciopero generale avanzata da Fiom e movimento studentesco, gli operai di Mirafiori hanno deciso di scrivere una lettera agli studenti e alle studentesse dell’Università e a tutto il mondo della formazione.
Quanto si legge nell’appello (firmato non solo dagli operai Fiat, ma anche dai lavoratori di Agile-ex Eutelia, di Comdata, da lavoratori e precari della scuola, del settore delle telecomunicazioni, interinali e delle cooperative sociali) rispecchia le necessità di chi lotta, ma anche il nuovo clima di conflitto sociale.

CHE VUOL FARE LA SINISTRA DOPO MIRAFIORI?

Vendola, Ferrero, Diliberto, Bertinotti, tutti hanno detto la loro. Rimane da capire che cosa vogliono fare.

Non ci si può certo meravigliare delle vergognose parole di Fassino (l’ultimo segretario dei Ds e aspirante sindaco di Torino), di Chiamparino (attuale sindaco di Torino), di altri pezzi grossi del Pd così come dei loro rottamatori (Renzi), né del silenzio assordante di quel Bersani che molti lo vorrebbero come il leader che riporta quel partito nell’area della sinistra.

IL NUOVO CORSO DELLA CAMUSSO. NUOVO?

Finito il mandato di Epifani, la nuova segretaria della Cgil continua nel solco delle politiche concertative.

Susanna Camusso è certamente più conosciuta agli occhi della maggioranza degli italiani per le sue frequenti apparizioni a Ballarò che non per i suoi trascorsi da dirigente sindacale, e questo nonostante i suoi 35 anni di militanza. Non così per i metalmeccanici della Cgil che hanno potuto vedere il suo operato nella Fiom negli anni ’90, quando, precisamente nel 1993, le venne tolta la delega per aver sottoscritto un accordo in Fiat sul lavoro notturno considerato troppo penalizzante per le donne.

UNA GENERAZIONE INTERA RIALZA LA TESTA

Dopo l’onda del 2008 le manifestazioni studentesche hanno ripreso a scandire la politica italiana, con la Fiom.

Il movimento di studenti universitari e della scuola secondaria, dei giovani precari, dei lavoratori e dei cittadini dei territori più disagiati si sono dati appuntamento (dopo lo sciopero della FIOM del 16 ottobre) il 14 dicembre in piazza del Popolo a Roma, per protestare contro le misure reazionarie e antioperaie del governo Berlusconi, come risposta da destra alla crisi irreversibile di questo sistema.