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RIVOLUZIONE IN YEMEN E FINE DEL REGIME

Un popolo stremato dalle politiche capitaliste, una rivoluzione che non vuole solo cambiamenti di facciata.

In questi di giorni di guerra alla Libia è opportuno chiederci come mai non venga applicata la stessa morale umanitaria nei confronti del popolo dello Yemen, in seguito alle sollevazioni represse nel sangue dal regime? Prima di rispondere a questa domanda è opportuno capire perché si protesta.
Per i 23 milioni di abitanti questo paese situato a sud della penisola arabica la situazione non è più tollerabile.

LIBIA: ALCUNI APPUNTI DOPO I PRIMI ATTACCHI

Le frizioni nella coalizione, il ruolo dei governi arabi procapitalisti, le contrarietà di facciata di Cina e Russia.

Da qualche giorno Tripoli e le altre principali città della Libia sono sottoposte a bombardamenti da parte dell’aviazione e della marina francese, britannica e americana, con l’aiuto dell’Italia. Se, come da recenti sondaggi, assistiamo a una spaccatura nell’opinione pubblica italiana – con un lieve vantaggio dei contrari all’intervento nonostante il fatto che tutti i partiti parlamentari siano favorevoli – altresì vediamo che i problemi derivanti dalla crisi libica si manifestano a livello internazionale in termini geo/politici, economici, militari.

“SOCIALISMO” NASSERIANO E PANARABISMO

Luci (poche) e ombre (molte) sull’esperienza antimperialista e sul tentativo di unificare la nazione araba.

La storia contemporanea ci presenta un’altra rivoluzione in Egitto: quella che, condotta dal gruppo degli “Ufficiali liberi” del colonnello Gamal Abd el-Nasser nel 1952, ha rovesciato la monarchia corrotta di re Farouk. L’esperienza nasseriana ci è utile oggi per comprendere quale socialismo difendiamo e auspichiamo per i popoli arabi in lotta contro i “loro” regimi.