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EQUITALIA: OLTRE LA MIOPIA DEL FISCO ITALIANO

Le posizioni di Irs sull’Irlanda del Mediterraneo e sulla agenzia sarda delle imposte non offrono soluzioni.

Equitalia, la società pubblica di riscossione è una vera e propria piaga per le piccole imprese sarde. I debiti accumulati sul pagamento delle imposte e i relativi interessi e le more per il ritardo nei pagamenti, hanno fatto lievitare nel giro di un anno l’importo che le 70.430 aziende devono a Equitalia dai 3,51 miliardi di euro ai 4,27 (gennaio 2011). Con la prospettiva per migliaia di aziende di essere chiamate in causa in qualità di soggetti evasori.

SE ANCHE I REFERENDUM SONO “ITALIANISTI”…

Un settarismo sterile che va combattuto per dire NO al nucleare in Sardegna e dovunque, Italia compresa.

In questi giorni di sbornia nazionalista, con vessilli tricolori appesi dappertutto, ci sentiamo parte di coloro che manifestano un fastidio davanti a tutto ciò. Il massimo lo si raggiunge quando si sente dire che la Sardegna è la culla dell’unità dello stato italiano, come se la storia non individuasse nei Savoia, un manipolo di parvenu. Se quella stessa storia si fosse fermata al Trattato di Utrecht del 1714 i Savoia non avrebbero mai avuto a che fare con la Sardegna (in quanto in primo luogo, da semplici duchi, ottennero la corona reale di Sicilia).

AGRICOLTURA E SOCIALISMO: UN CONTRIBUTO

Le contraddizioni del comparto agricolo e la monocoltura del pecorino romano conseguenze del capitalismo.

La questione del latte, la sua produzione, la sua trasformazione e la sua commercializzazione, rappresenta un punto centrale per la stesura di una strategia politica dei comunisti e della sinistra in Sardegna. Le recenti lotte dei pastori dell’Mps hanno dimostrato che anche una categoria frantumata come quella dei lavoratori delle campagne, ha saputo incrociare le braccia paralizzando l’isola in diverse occasioni.

CLASSE, NAZIONE E PARTITO: UN CONTRIBUTO

150 anni di capitalismo italiano, l’autodecisione della Sardegna, l’unità di classe con i lavoratori italiani. 

Può un lavoratore o un giovane sardo di sinistra provare repulsione alla retorica nazionalista sulle “conquiste” dell’unità d’Italia e al tempo stesso gioire per il coraggio di lavoratori non sardi nel respingere le arroganze padronali? Certo che si!