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UN INTERVENTO PER FERMARE LA RIVOLUZIONE

Lottiamo contro l’aggressione imperialista alla Libia e contro Gheddafi, rivoluzione araba fino alla vittoria!

Giovedì 17 marzo è stata approvata dall’Onu la risoluzione 1973 che prevede la cosiddetta no-fly zone (leggasi l’uso della forza) con dieci voti a favore e cinque astenuti (Russia, Cina, Brasile, India e Germania). Venerdì 18 Gheddafi annuncia un cessate il fuoco unilaterale. Sabato 19 marzo alle 17:45 sono iniziati i raid aerei made in France. In poche ore la situazione è quindi degenerata nell’ennesima missione militare imperialista.

CHIUDERE QUIRRA, FARLA FINITA CON LE SERVITÙ

Possono queste essere delle parole d’ordine unificanti per una sinistra indipendente dai poli della guerra?

I numeri sulle servitù militari in Sardegna parlano chiaro. 35 mila ettari di territorio stuprato e 20 mila chilometri quadrati di mare (un’estensione grande quasi quanto l’intera isola - 24 mila) dove navigazione, pesca e sosta sono banditi durante le esercitazioni. Nella nostra terra abbondano strutture e infrastrutture funzionali all’economia di guerra: abbiamo poligoni missilistici (Quirra-Perdasdefogu), poligoni per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca) aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari). 

PADRONI DI LIBIA E ITALIA: PARTNERS IN CRIME

La rivoluzione in Libia e le possibili ripercussioni in Italia, la necessità di una sinistra autonoma dai padroni.

Il dibattito sulla Libia mostra la natura rivoltante dei protagonisti della politica italiota. Se da una parte abbiamo Berlusconi il clown e il suo tele spalla Frattini con le loro posizioni ambigue, dall’altra abbiamo un Partito democratico che rivendica apertamente un ruolo attivo volto a difendere gli “interessi della nazione” insieme a un atteggiamento paternalistico in quanto la Libia “era una nostra colonia”. Di più, dicendo agli avversari: “ma come, in Iraq si poteva intervenire per buttare giù Saddam e qui no?”.