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CONTRO LA GUERRA, CON LA RIVOLUZIONE ARABA

Perché è importante unire le due parole d’ordine nelle manifestazioni contro la guerra imperialista in Libia

Una settimana di bombardamenti da parte delle potenze imperialiste dovrebbero già bastare per capire la reale natura di questo intervento: porre un argine alla rivoluzione che dai primi di gennaio vede protagonisti milioni di lavoratori e giovani dell’intero mondo arabo. Per questo riteniamo che manifestare semplicemente contro la guerra senza sostenere la rivoluzione sia un profondo errore per la sinistra.

DOPO BEN ALI, LA LOTTA CONTINUA IN TUNISIA

Il popolo tunisino è sempre più deciso ad abbattere il vecchio sistema, iniziando dal governo Gannouchi.

Quanto accade in Tunisia, oscurato dai fatti libici che coprono buona parte del flusso informativo dal nord Africa, ci mostra un movimento che con determinazione non si accontenta di aver buttato giù Ben Ali, ma continua a lottare per trasformare la società. Tutto ciò ha una sua logica visto che il clan familiare del dittatore ha controllato tutti gli aspetti della vita tunisina, e in particolar modo quasi tutta l’economia.

MUAMMAR GHEDDAFI: IL PROSSIMO A CADERE?

Anche la Libia nel turbine rivoluzionario. La rivoluzione araba non conosce i confini e ci mostra la strada.

Le proteste scoppiate nelle principali città libiche (con gli stessi slogan antiregime scanditi in Egitto e Tunisia, con la distruzione delle piste degli aeroporti per fermare l’invio di ulteriori truppe, con la liberazione dei prigionieri catturati) stanno a dimostrare che la rivoluzione araba non conosce frontiere.

ALGERIA, MAROCCO E LA PRIMAVERA TUNISINA

Solo “poche” bracciate a nuoto sotto la nostra isola divampa l’incendio della guerra di classe degli oppressi.

Il carovita in Algeria sta provocando delle forti reazioni da parte dei lavoratori e dei giovani (il 75% della popolazione sotto i 30 anni è senza lavoro). A subire l’impennata dei prezzi i beni di largo consumo: olio e zucchero sono aumentati nell'ultima settimana di oltre il 20%. Così la paura per la possibile mancanza di pane e altri generi alimentari è sfociata in diverse manifestazioni che hanno interessato le principali città del paese. L’annullamento delle principali manifestazioni sportive e le moschee presidiate dalle forze dell’ordine la dicono lunga sulla radicalità della protesta dei giovani algerini.