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RIVOLUZIONE IN YEMEN E FINE DEL REGIME

Un popolo stremato dalle politiche capitaliste, una rivoluzione che non vuole solo cambiamenti di facciata.

In questi di giorni di guerra alla Libia è opportuno chiederci come mai non venga applicata la stessa morale umanitaria nei confronti del popolo dello Yemen, in seguito alle sollevazioni represse nel sangue dal regime? Prima di rispondere a questa domanda è opportuno capire perché si protesta.
Per i 23 milioni di abitanti questo paese situato a sud della penisola arabica la situazione non è più tollerabile.

CONTRO LA GUERRA, CON LA RIVOLUZIONE ARABA

Perché è importante unire le due parole d’ordine nelle manifestazioni contro la guerra imperialista in Libia

Una settimana di bombardamenti da parte delle potenze imperialiste dovrebbero già bastare per capire la reale natura di questo intervento: porre un argine alla rivoluzione che dai primi di gennaio vede protagonisti milioni di lavoratori e giovani dell’intero mondo arabo. Per questo riteniamo che manifestare semplicemente contro la guerra senza sostenere la rivoluzione sia un profondo errore per la sinistra.

LIBIA: TRA RIVOLUZIONE E ASSENZA DI DIREZIONE

Perché si è passati dai comitati rivoluzionari e le fraternizzazioni con l’esercito alla richiesta di aiuto esterno?

Come è possibile che la rivoluzione libica contro Gheddafi non abbia avuto gli stessi esiti di quella tunisina o egiziana? La conquista di grandi aree del Paese con estrema velocità, ha indicato l’odio massiccio nei confronti della dittatura nonostante chi dalle nostre parti giudichi un evento in base al Pil procapite (facendo un rozzo determinismo economico contrario al marxismo) o alle bandiere tricolori sventolate dagli insorti (scadendo in un formalismo che li bolla come “monarchici”).

UN INTERVENTO PER FERMARE LA RIVOLUZIONE

Lottiamo contro l’aggressione imperialista alla Libia e contro Gheddafi, rivoluzione araba fino alla vittoria!

Giovedì 17 marzo è stata approvata dall’Onu la risoluzione 1973 che prevede la cosiddetta no-fly zone (leggasi l’uso della forza) con dieci voti a favore e cinque astenuti (Russia, Cina, Brasile, India e Germania). Venerdì 18 Gheddafi annuncia un cessate il fuoco unilaterale. Sabato 19 marzo alle 17:45 sono iniziati i raid aerei made in France. In poche ore la situazione è quindi degenerata nell’ennesima missione militare imperialista.

PADRONI DI LIBIA E ITALIA: PARTNERS IN CRIME

La rivoluzione in Libia e le possibili ripercussioni in Italia, la necessità di una sinistra autonoma dai padroni.

Il dibattito sulla Libia mostra la natura rivoltante dei protagonisti della politica italiota. Se da una parte abbiamo Berlusconi il clown e il suo tele spalla Frattini con le loro posizioni ambigue, dall’altra abbiamo un Partito democratico che rivendica apertamente un ruolo attivo volto a difendere gli “interessi della nazione” insieme a un atteggiamento paternalistico in quanto la Libia “era una nostra colonia”. Di più, dicendo agli avversari: “ma come, in Iraq si poteva intervenire per buttare giù Saddam e qui no?”.

MUAMMAR GHEDDAFI: IL PROSSIMO A CADERE?

Anche la Libia nel turbine rivoluzionario. La rivoluzione araba non conosce i confini e ci mostra la strada.

Le proteste scoppiate nelle principali città libiche (con gli stessi slogan antiregime scanditi in Egitto e Tunisia, con la distruzione delle piste degli aeroporti per fermare l’invio di ulteriori truppe, con la liberazione dei prigionieri catturati) stanno a dimostrare che la rivoluzione araba non conosce frontiere.

“SOCIALISMO” NASSERIANO E PANARABISMO

Luci (poche) e ombre (molte) sull’esperienza antimperialista e sul tentativo di unificare la nazione araba.

La storia contemporanea ci presenta un’altra rivoluzione in Egitto: quella che, condotta dal gruppo degli “Ufficiali liberi” del colonnello Gamal Abd el-Nasser nel 1952, ha rovesciato la monarchia corrotta di re Farouk. L’esperienza nasseriana ci è utile oggi per comprendere quale socialismo difendiamo e auspichiamo per i popoli arabi in lotta contro i “loro” regimi.