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IL VENTO CAMBIA, A PARTIRE DAL REFERENDUM

Una riflessione sulle amministrative del 15 e 16 maggio e sul referendum regionale contro il nucleare.

Il buon (emh…) Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, ha pensato bene di accorpare le amministrative con il referendum contro centrali e siti di stoccaggio di scorie nell’isola per evitare ulteriori cali di popolarità. Questo, va detto, era un appuntamento “consultivo” e quindi non vincolante, ma il fatto che il quorum previsto (del 33%) sia stato quasi raddoppiato, superando quindi anche quello che ci ritroveremo il 12 e 13 giugno, la dice lunga sulla mobilitazione messa in campo. Poche storie quindi sul fatto che si sia raggiunta questa percentuale soltanto perché “c’erano le amministrative”.

NUCLEARE: IL GOVERNO PREPARA LA TRAPPOLA

Ecco un chiaro disegno smobilitante alla luce del crescente consenso per le posizioni antinucleariste.

Con un colpo di scena il governo Berlusconi ha deciso di accantonare il programma nucleare, andando oltre la moratoria già annunciata, con l’intenzione di abrogare tutte le norme previste per la realizzazione degli impianti nucleari. L’ordinamento italiano prevede che se prima del referendum il Parlamento modifica la legge ad esso sottoposta, Cassazione permettendo, si ha l’annullamento della consultazione.

SE ANCHE I REFERENDUM SONO “ITALIANISTI”…

Un settarismo sterile che va combattuto per dire NO al nucleare in Sardegna e dovunque, Italia compresa.

In questi giorni di sbornia nazionalista, con vessilli tricolori appesi dappertutto, ci sentiamo parte di coloro che manifestano un fastidio davanti a tutto ciò. Il massimo lo si raggiunge quando si sente dire che la Sardegna è la culla dell’unità dello stato italiano, come se la storia non individuasse nei Savoia, un manipolo di parvenu. Se quella stessa storia si fosse fermata al Trattato di Utrecht del 1714 i Savoia non avrebbero mai avuto a che fare con la Sardegna (in quanto in primo luogo, da semplici duchi, ottennero la corona reale di Sicilia).

QUELLI CHE MANCO CON I FATTI DI FUKUSHIMA…

Il disastro in Giappone e la battaglia referendaria contro le centrali in Sardegna e nel resto del mondo.

All’indomani del terremoto in Abruzzo i pezzi grossi della politica e dell’energia italiana (come Fulvio Conti dell’Enel, in una lancio di agenzia Reuters poi fatto sparire) alle domanda sulle opportunità di rilanciare l'energia nel nostro territorio a elevato rischio sismico, rispondevano che il loro punto di riferimento tecnologico era quello giapponese. Non vogliamo aggiungere altro. Ora nel paese del sol levante siamo alla catastrofe e tutti possono vedere le conseguenze di quanto accaduto. Occorre quindi continuare a smontare la propaganda nuclearista che porta il pianeta intero alla rovina.